"controcorrente"


Il DOLORE DELL'ANIMA

A volte il dolore dell'anima è fisico; ti strappa la pelle; vuole espandersi all'esterno e lo nascondi per non tediare chi ti guarda.

La parte più difficile è cercare di modificare i lineamenti del viso per non far trapelare alcunché quando da dentro, a picconate, quell'onda nera colpisce, devasta, travolge.

Riza non ricorda un solo giorno in cui sia stata felice o semplicemente serena.

Deve essere stata la luce che emanava ad attrarre da subito ogni genere di molestie. Il suo corpo si era troppo presto sviluppato, sinuoso come quello di una sirena, benché si sentisse una bambina.

Quel corpo l'ha sempre odiato, nascosto, sentito in costante contraddizione con la sua anima da fanciullo ribelle. Un involucro in cui la sua anima, imprigionata, dovesse pagare tutte le colpe delle vite precedenti. Il suo pensiero va là dove tutto è iniziato

L' estate mannara

Le interminabili passeggiate sul lungomare di una località rinomata, ormai alla fine dell'estate. Le ore a guardare oltre l'orizzonte immaginando di oltrepassare la barriera del suono del tempo. Immobile.

La solitudine lo accompagna, l'isolamento voluto e dovuto.

Ricordo una adolescente tenera, spaurita, piena di amore da dare, di desiderio di condividere e integrarsi. Dopo il rientro in patria dall'estero, mi sentivo sradicata, alla costante ricerca di una parola, di una carezza di un volto umano riconoscibile in qualcosa di simile all'amicizia. La mia fiducia riposta male nel lupo che tende una mano, ma ho visto solo quella mano e l ' ho afferrata. M ha portata nel bosco degli orrori e li ci sono rimasta.

Due uomini mi hanno convinta a salire su di un'auto, non mi sentivo tranquilla, anche se uno di loro era un mio amico, l'unico di cui mi fidavo dopo essere tornata dall'estero.

Lui ha giocato con i miei sensi di colpa: "come fai a non fidarti di me, sei cattiva", mi dice, "dai ti accompagniamo a casa" e invece...

Non ho raccontato niente a nessuno per almeno due anni in cui il cervello ha lavorato per rimuovere l'orrore. Ma se anche i ricordi oggi sono sfuocati, il buio è dentro di me e ci ricado di tanto in tanto. Mi colpevolizzo perché ho permesso che schizzi di fango mi insozzino. Temo di darmi completamente perché ho questo da dare e così non riesco a ricevere più né il bene né il male.

IL PRIMO AMORE

È l'insensibilità dell'anima che ha cacciato Riza nelle assurde relazioni della sua vita e l'ha mantenuta a galla; ma restare a galla è vivere?

Conosce Giovanni in discoteca. Sembra di danzare con Fred Astaire.

Riza ama la musica, ed è la sua consolazione, che lo sia anche lui? Quei grandi occhi dentro i quali cade li vedrà diventare neri di rabbia troppo spesso, resi carbone ardente e amaro da una gelosia tanto ingiustificata quanto feroce.

Non vuole altro che lui e per lui avrebbe sacrificato tutta sé stessa ma non lo convince.

In nome dell'amore Riza sopporta anni di schiaffi, lo sente entrarle dentro e pervaderla anche quando sono le botte a ricordarle di essere viva.

Amore che la possiede in maniera proporzionale alla sofferenza che le provoca, amore impietoso e implacabile, sempre col dito puntato. Un amore censore, giudice e controllore.

Un giorno avviene l'irreparabile. Riza è felice perché stanno condividendo una esperienza lavorativa insieme; sono soli in un capannone fuori città, un luogo da cui non si può scappare facilmente; è allora che la domatrice si trova di fronte ad una fiera incontrollabile.

Il volto del suo amato si fa da dolce, aggressivo.

Riza conosce già questi repentini cambiamenti di umore ma questa volta percepisce nel suo sguardo un pericolo maggiore, una violenza impietosa ed infinita.

Chissà quali fantasmi passano per la testa di Giovanni, quali pensieri lo torturano.

Iniziano a scaturire dalla sua bocca parole volgari e gli insulti colpiscono Riza con veemenza, i suoi occhi iniettati di sangue le fanno percepire un pericolo più forte del solito e Riza scappa. Giovanni, la insegue preso da un raptus omicida; si ferma solo un attimo per recuperare un'ascia che trova per terra e lei fa in tempo a chiudersi in una stanza.

In quegli interminabili minuti, in cui lui la cerca, Riza riesce solo a pensare a sé stessa come ad un coniglio pronto per il sacrificio e immagina sua madre che, il giorno dopo, viene a riconoscere un cadavere smembrato dalla mannaia con la quale in quel momento Giovanni percuote la porta.

Avviene allora l'imponderabile: Posso mostrarmi al mondo così? Si chiede Riza, Posso accettare di essere ancora una vittima?

Non sa come, ma si sente addosso una forza quasi metafisica, un coraggio eroico e decide che se deve morire lo farà a testa alta. Il coniglio diventa leone.

Si alza, allontanandosi dall'angolo in cui si trova, e si dirige, spedita, verso la porta. Disposta a tutto, anche a morire ma con fierezza.

La apre e lui non se l'aspetta "colpisci -sibila-mentre lo guarda con occhi che devono essere magici, ipnotici: -Saranno questi miei occhi a perseguitarti per tutta la vita". Giovanni esita e Riza, facendosi un varco tra la sorpresa e lo stupore di lui, lo spinge e corre. Riesce ad uscire dal capannone nel buio della notte e disperata si butta in mezzo alla strada.

Un automobilista l'accompagna verso la salvezza. Era stata in galera per sette anni.

Il MATRIMONIO

Francesco sembra molto diverso dai predatori che ha conosciuto finora. Più rispettoso dei tempi e modi di Riza. Che sia quello giusto?

Inizia una relazione che dura 18 anni.

Il mostro questa volta è inconsapevole del male che fa. È un uomo malato, schiavo delle sue perversioni e Riza è una donna disinibita sessualmente. Poco importa se lo è perché non riesce a farsi tangere dalle pratiche sessuali che negli anni e, sin dalla prima volta, le sono state imposte. Vive la sessualità in modo dissociato, non le permette di ferirla né di emozionarla; la stacca nettamente da sé e dall' amore. Ciò la rende ancora più affascinante perché empatizza con la mentalità maschile.

Riza si confida con Francesco, ma lungi dall'attirare la tenerezza che cerca e la comprensione, eccita le fantasie di lui con il quale inizia una storia che la spinge verso l 'aberrazione e la schiavitù sessuale. Entra in un tunnel di sofferenza in cui per renderlo felice, è disposta a tutto. Francesco, che nella vita ha avuto ogni sorta di esperienza erotica, decreta che lei è la numero uno tra le donne, la più sexy e desiderabile. Tanto basta a Riza che, pur di non sentirsi ancora un oggetto, confonde l'attrazione fisica che Francesco prova nei suoi confronti, con l'Amore.

Solo quando torna da un incontro trasgressivo e violento in cui ha rischiato la vita a cui Francesco l'ha spinta sentendosi usata, distrutta, sporca, lui l'abbraccia e le dice" ti amo".

Riza pur di creare un rapporto di complicità con Francesco scende ad ogni tipo di compromesso, affinando la sua abilità nelle arti amatorie e il suo saper mantenere il distacco da esse e da quella parte della sua vita. Una doppia vita che la spinge a diventare, per accontentarlo, una delle più desiderate e trasgressive escort d'Italia.

Infatti, lui la sposa.

Ma avviene ancora una volta l'imponderabile nella vita di Riza. Toccato il fondo non può che perdersi nel baratro o risalire. Niente droghe, niente alcol, forse nemmeno la pazzia sono la via d' uscita ma solo la presa di coscienza che quello per cui sta sacrificando sé stessa non è Amore. Convinto di averla in pugno Francesco non si accorge di perderla ogni giorno di più-

Riza incontra molti uomini ma imposta il suo "lavoro" in modo tale da creare un rapporto umano con i "clienti"

Incontra uomini avvenenti e colti, imprenditori affermati e studiosi, giovani e delicati.

Conosce ogni tipo di perversione ma anche la gentilezza e il dolore di chi la sceglie per trarne consolazione e come sa fare da sempre, trae dal fango, la creta sulla quale ricostruirsi.

Per anni cerca di non partire più. Prova a spaventare Francesco dicendogli che la loro storia potrebbe finire ma Francesco sceglie la perversione piuttosto che rendersi conto che Riza sta arrivando a limite.

LUCA

Una sera che sembra come tante Riza riceve a casa Luca.

Lui ha uno sguardo perso e tante domande su un volto espressivo. Esce da una storia in cui è stato umiliato e conosce le sofferenze del cuore.

Lo riceve con un bacio ed è la prima volta che non prova fastidio per la barba.

Lui è sorpreso e affascinato. Non è un habitué ma le prostitute che, per urgenza fisica o solitudine ha frequentato, non assomigliano alla donna che siede di fronte a lui sul letto.

Parlano di vite precedenti e ridono inventandosi che si erano già conosciuti, in un'altra epoca, si confortano a vicenda.

A Riza sembra normale accettare il suo invito a cena. Mai fatto in tutti quegli anni.

Eppure, di inviti ne aveva avuti tanti. Aveva conosciuto calciatori e personaggi influenti ma mai ci era uscita se non per lavoro, mettendo dei limiti ai loro rapporti talvolta mal digeriti da chi s'era infatuato di lei. Non si era mai si era spinta oltre, nell'illusione che un giorno suo marito prendesse coscienza e le dicesse "torna a casa".

Con Luca accettare le era sembrato naturale.

Che fosse guarita? -

Luca non molla la presa e lei si lascia corteggiare. E quando sente che questo rapporto può configurarsi in una relazione chiede la separazione da Francesco.

Vuole essere e sentirsi pulita. Le menzogne, il tradimento non le appartengono. Il matrimonio finisce.

LA SVOLTA

Mi sento una sopravvissuta in equilibrio tra il baratro e il cielo. Ho sempre voluto mettermi al servizio di altre donne che, come me, avessero subito violenza. Non potevo immaginare che dopo tanti tentativi andati a vuoto, l'occasione arrivasse da un evento catastrofico per la maggior parte delle persone al mondo, il covid e di conseguenza il lockdown.

Da tempo mi sono trasferita da Luca che ora è mio marito, in una grande casa con giardino al limite di un bosco. Un lockdown dorato lontana da tutto e tutti ma in contatto strettissimo con me stessa e con la mia anima.

Ho iniziato a dipingere spinta da una fame irrefrenabile, un desiderio di uscire da me stessa e raccontarmi. Avevo a disposizione pennarelli, colori acrilici e carta, nessuna esperienza ne studi. Ero io e un mondo inesplorato nel quale mi sono inoltrata alla ricerca di me e di una cura e per creare un ponte là fuori ed arrivare a chiunque provasse emozioni osservando la mia arte. Il miracolo è avvenuto quando ho avuto il coraggio di esporre su Facebook il mio quadro Ossessione.

Da lì una serie incessante di inviti, selezioni a mostre nazionali ed internazionali, esposizioni e riconoscimenti. Tutto inaspettato per me che ho iniziato a dipingere solo circa due anni fa. Credo profondamente nel valore terapeutico dell'arte. Per me, persona alla deriva lo è stato. Presto la mia prima personale e chissà...